Supporto per affrontare il disagio espresso con il proprio corpo

Disturbi alimentari

I disturbi alimentari catturano spesso l’attenzione sulla concretezza del trinomio cibo-corpo-peso, dovuta al carattere d’urgenza che questo malessere tende ad attivare.

E’ un messaggio in cui  i parametri del dialogo vengono scompaginati. Ciò che vuole essere comunicato e che non trova espressione in altro modo prende così le parole del disagio anoressico, bulimico e dell’obesità.  Nel percorso che tutti affrontiamo nel nostro porci ciascuno nella propria vita, il disagio alimentare si presenta come il modo inconsapevole che una persona trova, in quel periodo della sua vita, per assumere una posizione personale, un cercarsi soggettivamente all’interno di sé e nella rete delle dinamiche relazionali che l’individuo vive. Al primo sguardo questi disturbi, seppure nelle caratteristiche specifiche di ciascuno,  sembrano avere in comune il tema del cibo, ma proprio spostando il punto di vista, si coglie l’interezza della persona oltre la riduttività alla sola alimentazione,  con i propri vissuti  ed emozioni, spesso irrigidite in un estremo tentativo di controllo.

Un nuovo punto di vista

Sono oggi meglio considerate problematiche nelle quali la dipendenza è la trama comune, dal pensiero costante sul calo di peso all’idea di non poter fare a meno d’ingurgitare cibo, dall’illusione del controllo al tentativo di colmare un vuoto dentro di sé.  Anche l’obesità si pone come il dipendere continuamente  dalla scelta accurata e spropositata di cibo,   l’aumento di peso diventa un riparo da una sofferenza “altra”  che le parole non riescono a dire.

Come per altri malesseri, spesso sfugge da dove inizi  un disturbo alimentare, che in vari casi tende a prendere le prime mosse con una dieta fai-da-te.  Nel tentativo di utilizzare il corpo come soluzione alle difficoltà, nel momento in cui la persona si sente in un corto-circuito rispetto alla propria vita, è anche  il corpo ad ammalarsi. Questi disturbi possono infatti avere serie  conseguenze e complicanze mediche,  tuttavia  non sono tante le persone con disturbi alimentari che chiedono un aiuto. Sono più spesso i familiari a rivolgersi ai professionisti in seguito alla sollecitazione della preoccupazione suscitata in loro.

Il trattamento

Il trattamento non si focalizza dunque sulla dimensione del cibo e del peso, poiché  è proprio nel cogliere la dimensione sottostante di sofferenza psicologica che si recupera la persona nel suo esserci in modo  globale e nel ritrovare nella relazione la possibilità di avviarsi al processo di cura.

I disturbi che gravitano sulla dimensione alimentare suscitano nel contesto familiare ansie riguardo la salute, soprattutto a fronte del fatto che spesso la persona malata non mostra consapevolezza e  rifiuta ogni cura.  Il lavoro terapeutico implica il coinvolgimento dei familiari sia come sostegno  e accoglimento della loro sofferenza, sia come spazio per  affrontare e rivedere le dinamiche relazionali implicate e nelle quali sono annodate le patologie alimentari.

Dott.ssa Laura Motta
Psicologa e Psicoterapeuta

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